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20 Febbraio 2026
Le cose di cui non parliamo
16 Aprile 2026Siamo orgogliosi e felici di annunciare che “Colei che resta”, il folgorante esordio letterario di René Karabash, è tra i finalisti dell’International Booker Prize 2026.
Il prestigioso premio britannico, che celebra ogni anno la migliore narrativa internazionale tradotta in inglese, ha inserito l’opera nella sua shortlist, confermando il valore universale di questo romanzo potente e necessario. Sebbene il riconoscimento riguardi l’edizione pubblicata nel Regno Unito da Peirene Press/Sandorf Passage (nella traduzione di Izidora Angel), questo traguardo certifica la forza di una storia che abbiamo scelto con orgoglio di portare ai lettori italiani nel 2025.
Il romanzo, già vincitore del prestigioso Premio Elias Canetti e tradotto dal bulgaro per la nostra collana Radar da Giorgia Spadoni, con la prefazione di Elvira Mujčić, si conferma così come uno dei casi letterari più rilevanti della narrativa europea contemporanea.
La giuria del Booker Prize ha giudicato questo libro come «Narrato con una poesia sussurrata, questo romanzo cattura perfettamente l’inafferrabile incertezza dei ricordi dolorosi. “Colei che resta” è una fiaba moderna indimenticabile».
Ambientato tra le vette delle Montagne Maledette in Albania, Colei che resta è un viaggio feroce e lirico nel cuore del Kanun, l’antico codice patriarcale. La protagonista Bekià, per sfuggire a un destino già scritto e vivere un amore proibito, sceglie l’unica via possibile: fare voto di castità e diventare una “vergine giurata”, assumendo l’identità maschile di Matja. Il libro continua la sua corsa mondiale con traduzioni in oltre 20 lingue e un adattamento cinematografico in corso per la regia di Kostadin Bonev (coproduzione tra Bulgaria, Italia, Romania e Albania).
Un viaggio feroce, una meditazione intima e viscerale sulla femminilità, sul corpo che abitiamo, sulla vulnerabilità dell’amore, sul senso di colpa che ci corrode, sulla violenza della tradizione che pietrifica. dalla prefazione di Elvira Mujčić
Rassegna stampa

Un viaggio feroce, una meditazione intima e viscerale sulla femminilità, sul corpo che abitiamo, sulla vulnerabilità dell’amore, sul senso di colpa che ci corrode, sulla violenza della tradizione che pietrifica. Elvira Mujčić
Una voce ipnotica, viscerale, tanto lirica quanto ferina che, ineluttabile come se si esprimesse attraverso sbarre irremovibili, sprofonda nel ricordo di azioni commesse in un remoto villaggio albanese circondato dalle Prokletije, letteralmente le “montagne maledette”. Lara Ricci, Il sole 24 ore
Un romanzo visionario e lirico, che la meravigliosa traduzione di Giorgia Spadoni, già vincitrice di prestigiosi premi per la traduzione di “Circo Bulgaria” di Dejan Enev, fa risplendere e risuonare, come i secchi di latte che cozzano come campane, immagine-cuore della storia. Antonella Cilento

RENÉ KARABASH (1989) Nom de plume di Irena Ivanova, è scrittrice, sceneggiatrice, regista teatrale e attrice. Per il suo ruolo da protagonista in Godless, film di Ralitza Petrova, ha vinto numerosi premi come migliore attrice ai festival cinematografici di Sarajevo, Locarno, Stoccolma e Varna. È fondatrice di The Rabbit Hole, accademia di scrittura creativa dove insegnano alcuni dei più importanti scrittori, sceneggiatori e drammaturghi della Bulgaria. Colei che resta, suo romanzo d’esordio, è stato tradotto in inglese, arabo, francese, polacco, bosniaco e macedone ed è entrato in finale al Booker Prize International 2026.








