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20 Aprile 2026Le cose di cui non parliamo | Slavenka Drakulić
“Le cose di cui non parliamo” è un libro sulle emozioni che teniamo nascoste e sulla solitudine che nasce quando non troviamo il coraggio di condividerle; una raccolta di racconti che affronta i tabù della società contemporanea, per portare alla luce ciò di cui caparbiamente preferiamo non parlare.
Che cosa resta di tutti i nostri pensieri, della nostra creatività, delle nostre aspirazioni e dei desideri che abbiamo coltivato, di tutto il nostro progresso quando il corpo comincia a non funzionare, ammalarsi, deperire? Cosa accade quando sentiamo che la morte si avvicina, se capiamo che tutto ciò che siamo è tenuto insieme da uno strato sottilissimo di pelle?
I libri di Drakulić sono affilati come lame, urticanti alla lettura, angosciosi talvolta, distillati di dolore: uno stimolo a una più consapevole costruzione di sé. Melania Mazzucco, la Repubblica
Slavenka Drakulić scrive come se stesse sezionando il mondo dall’interno. Gea Vlahović, Telegram
Nel suo nuovo libro Le cose di cui non parliamo (Bottega Errante Edizioni), Slavenka Drakulić si confronta con queste domande radicali, attraversando territori intimi e spesso rimossi dell’esperienza umana. Scrittrice e giornalista tra le più autorevoli della scena europea, Drakulić è nota per aver raccontato con lucidità e profondità i conflitti nei Balcani, la condizione femminile e le trasformazioni sociali del nostro tempo. In questo nuovo lavoro, lo sguardo si fa ancora più ravvicinato, entrando nelle pieghe della vita quotidiana e della fragilità individuale. In Le cose di cui non parliamo, traduzione di Elvira Mujčić, affronta i tabù della società contemporanea, per portare alla luce ciò di cui caparbiamente preferiamo non parlare. Relazioni coniugali che invecchiano e si sfilacciano, litigi e malumori che sedimentano, corpi che si ammalano, ma anche passioni che fioriscono in vecchiaia e piccole ribellioni contro il destino: l’autrice costruisce una costellazione di racconti in cui il privato diventa lente per osservare ciò che la società tende a rimuovere.
IL SILENZIO COME FILO CONDUTTORE – Il titolo Le cose di cui non parliamo rimanda a ciò che resta non detto, ai temi che evitiamo nelle conversazioni quotidiane. In questo senso, il silenzio emerge come il vero filo conduttore dei racconti, non solo come scelta individuale ma come condizione esistenziale condivisa, fatta di paure, perdite e difficoltà di esprimere il proprio dolore. Come racconta Slavenka Drakulić: «Il tema comune di questi racconti è il tacere, il non dire, ma anche qualcos’altro. Naturalmente, in ogni società esistono dei tabù, ma qui cerco soprattutto di toccare il problema che di certe cose non parliamo perché non abbiamo nessuno a cui dirle. Delle paure, delle perdite, delle cadute, delle vergogne e delle umiliazioni le persone non amano parlare, questo è un aspetto. Ma spesso non hanno neppure qualcuno a cui confidarle. Poi c’è anche il problema dell’articolazione: come raccontare la propria sofferenza se, per esempio, non vuoi che gli altri ti compatiscano? Che ti prendano in giro, che ridano alle tue spalle o sparlino di te. Direi che il tema comune dei racconti di questo libro è la solitudine dell’essere umano in una situazione difficile».
DARE VOCE ALLA FRAGILITÀ – Al centro di Le cose di cui non parliamo si muovono personaggi che si confrontano con la fragilità del corpo e con il tempo che passa: anziani, malati, individui che si trovano a fare i conti con la fine. Una scelta che nasce dall’urgenza di dare voce a esperienze diffuse ma raramente raccontate apertamente, in una società che tende a rimuovere tutto ciò che contraddice l’ideale di efficienza e vitalità. Per Slavenka Drakulić «Storie del genere sono ovunque intorno a noi, bisogna solo saperle ascoltare, notare, riconoscere… forse non soltanto verbalmente, ma anche nel comportamento, nell’aspetto, nei gesti: non è difficile riconoscerle. D’altra parte, con gli anni si diventa sempre più consapevoli della fragilità del corpo e dell’essere umano, e non è qualcosa di cui si parla a voce alta, perché il discorso pubblico è dominato dall’ideologia della salute, dell’aspetto, della velocità, dell’ambizione…».
CORPI E RELAZIONI NELLA MALATTIA – Nei racconti, la malattia non è soltanto un evento fisico, ma una trasformazione che investe profondamente anche le relazioni, modificando equilibri, ruoli e percezioni reciproche. Il corpo che cambia diventa così un punto di rottura che porta in superficie tratti nascosti e ridefinisce il modo in cui ci si rapporta agli altri.
«Se si pensa ai cambiamenti corporei nel senso della malattia, questo influisce molto sui rapporti. Perché all’improvviso diventiamo dipendenti dal corpo, ridotti alla condizione del corpo. Anche se siamo sani, possiamo diventare impotenti e avere bisogno dell’aiuto di un’altra persona. Questa riduzione e questa dipendenza ci rendono diversi anche come persone. Alcuni nostri tratti, che prima erano meno visibili, ora passano in primo piano: il narcisismo, l’egoismo, la vanità… Naturalmente esistono anche persone benevole, serene, allegre, capaci di tirarti su e consolarti. Ma la vecchiaia, di per sé, è difficile».
SCRIVERE L’INTIMITÀ OLTRE I CONFINI – Dopo anni di scrittura dedicata anche alla politica, alla guerra e ai processi di transizione, con questi racconta Slavenka Drakulić si collaca in uno spazio più intimo, senza però rinunciare a una dimensione universale. La narrazione si libera da un contesto geografico preciso e diventa luogo privilegiato per esplorare le emozioni e la complessità dell’esperienza umana.
«Nella mia carriera di scrittrice c’è sempre stata una parte di me dedicata a storie più intime e a romanzi sulle donne. Forse il pubblico ha l’impressione che ora io scriva più spesso da questa prospettiva. Tuttavia penso che, anche in questo caso, si dovrebbe saper distinguere tra la narratrice e i personaggi: non scrivo necessariamente della mia fragilità privata o personale.
A volte un racconto è ispirato a una mia esperienza, ma non è una storia su di me: è una storia su un personaggio. Questi ultimi racconti non sono limitati a uno spazio preciso e non direi che siano legati al concetto di Balcani. Ma sì, la mia prosa è il luogo riservato alle emozioni, di cui nel giornalismo non posso occuparmi. Mi sembra molto importante poter scegliere non solo di che cosa scrivere, ma anche come scriverlo».

SLAVENKA DRAKULIĆ Scrittrice, giornalista e saggista di fama internazionale. In Italia è nota sin dagli anni Novanta grazie alla pubblicazione di alcune sue opere sul mondo comunista e post-comunista, nonché di vari romanzi. Tra questi, per Bottega Errante Edizioni, Mileva Einstein. Teoria sul dolore (2019), Dora e il Minotauro. La mia vita con Picasso (2021) e la raccolta di racconti La donna invisibile (2022). Vive in Svezia e in Croazia.





