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Alla scoperta del vero volto di un paese da cartolina
Un reportage della scrittrice e ricercatrice polacca Aleksandra Wojtaszek in libreria dal 17 giugno
A trent’anni dalla sua nascita come Stato indipendente, la Croazia continua a essere raccontata attraverso le sue immagini da cartolina: il mare Adriatico, le isole, il turismo, l’estate. Ma sotto la superficie luminosa di uno dei Paesi più visitati d’Europa si muovono storie complesse, contraddizioni profonde e identità ancora in trasformazione. Con “In Croazia“, la giornalista e ricercatrice polacca Aleksandra Wojtaszek attraversa il Paese da Zagabria alla Dalmazia, dall’Istria alla Slavonia, dando voce a tifosi, veterani, donne delle isole, lavoratrici dimenticate e figure simboliche della storia croata contemporanea.
In libreria dal 17 giugno nella traduzione di Giorgia Maurovich, “In Croazia” (Bottega Errante Edizioni) è un viaggio narrativo e civile dentro l’anima di una nazione giovane, sospesa tra memoria della guerra, nazionalismo, overtourism e desiderio europeo. Un mosaico di incontri e racconti che restituisce il volto autentico di una Croazia lontana dagli stereotipi, affascinante e irrequieta, fragile e orgogliosa.
La bambina non ha un attimo di incertezza, stringe al petto la lettera e corre da sua nonna, che la sta aspettando. Da che è morta la mamma ha solo lei.
UN PAESE DA CARTOLINA – La Croazia viene spesso raccontata come una cartolina mediterranea, con il mare cristallino, le città storiche, il turismo internazionale. Ma nel suo libro, l’autrice sceglie di andare oltre questa immagine patinata per indagare le contraddizioni profonde del paese, interrogandosi sul divario tra la bellezza del paesaggio e la realtà vissuta dai suoi abitanti. «C’è una buona ragione se la Croazia viene descritta come uno dei paesi più belli d’Europa. Gli stessi croati sono molto orgogliosi della bellezza della loro patria e del loro stile di vita. Eppure, nell’ultimo decennio, più di un decimo della popolazione del paese se n’è andato, perlopiù giovani. I turisti continuano ad arrivare in numeri sempre maggiori, mentre i residenti continuano a partire. Nel capitolo conclusivo del mio libro pongo una domanda semplice: se tutto è così bello, perché tutto va così male? Può sembrare una provocazione ironica, ma quella domanda mi ha accompagnato per tutto il processo di scrittura. È facile parlare della bellezza della Croazia, della sua diversità culturale o del suo patrimonio storico, e anch’io dedico molta attenzione a questi temi. Ma per un giornalista la domanda fondamentale è cosa si nasconda sotto la superficie. Quello che ho trovato è un paese in cui la vita non è sempre facile. Gran parte dell’industria è stata smantellata, gli investimenti si concentrano quasi esclusivamente sul turismo, l’eredità più oscura della Seconda guerra mondiale non è stata ancora affrontata fino in fondo e i politici continuano a sfruttare cinicamente la figura del serbo come nemico conveniente. Naturalmente questa è solo una parte del quadro, ma ha un impatto profondo sulle persone che vivono lì. Ed è proprio questo che mi interessava di più: le persone e le loro esperienze vissute».
IL PASSATO CHE NON PASSA – Nel libro emerge anche il peso della memoria storica in una nazione giovane come la Croazia, dove il passato continua a influenzare profondamente il presente e il dibattito pubblico.
«In Croazia, come negli altri paesi dell’ex Jugoslavia, le conversazioni sul presente tendono rapidamente a trasformarsi in discussioni sul passato. Lo abbiamo visto chiaramente durante le guerre degli anni Novanta, quando le parti in conflitto hanno improvvisamente ricominciato a lanciarsi gli stessi insulti usati durante la Seconda guerra mondiale. Ciò che forse divide più profondamente i croati è il loro giudizio sulla Jugoslavia socialista. La narrazione nazionale dominante la descrive come una prigione dei popoli in cui i croati erano discriminati e oppressi. Eppure, accanto a questa versione ufficiale, continua a esistere una forte corrente di memoria vissuta, secondo cui la vita in Jugoslavia non era necessariamente cupa e molte persone, dal punto di vista sociale ed economico, godevano di una sicurezza maggiore e semplicemente di una vita migliore rispetto a oggi. Non è un caso che la storia continui a riaffiorare. A un livello, questo riflette i demoni irrisolti di un passato difficile che continuano a perseguitare il presente. Ma soprattutto è il risultato di un discorso nazionalista radicatosi nella politica negli anni Ottanta e mai davvero scomparso. Questa narrazione si alimenta di miti, risentimenti storici e traumi collettivi perché ha ben poco da dire sul futuro. E questo non è affatto un fenomeno esclusivamente croato. Lo vediamo in tutta Europa. Invece di cercare di immaginare e costruire un mondo migliore, invece di creare nuove utopie, ci troviamo sempre più spesso di fronte a retrotopie di destra: visioni politiche fissate su un passato idealizzato. Il loro linguaggio è quello della nostalgia e dell’orgoglio nazionale, ma al loro centro c’è qualcos’altro: alimentano una profonda ansia per il futuro e una paura del cambiamento».
Con “In Croazia”, Aleksandra Wojtaszek firma un reportage che attraversa i Balcani contemporanei per interrogare l’Europa intera: un viaggio tra memoria, identità e trasformazioni sociali che restituisce tutta la complessità di un paese sospeso tra bellezza e inquietudine.

ALEKSANDRA WOJTASZEK (1991) è giornalista e docente all’Università Jagellonica di Cracovia. Per il suo lavoro di traduzione dal croato ha ricevuto il premio Poeta Europeo della Libertà nel 2024 e il premio Unesco Città della Letteratura di Cracovia. Per In Croazia (2023) ha ricevuto il premio Professor Jerzy Skowronek ed è stata finalista al Grand Press Award per il Reportage Book of the Year 2023.

GIORGIA MAUROVICH (1994) è ricercatrice, scrittrice e traduttrice letteraria specializzata nelle culture visuali dell’Europa centro-orientale. Laureata in Letterature Comparate all’Università di Bologna, si occupa di programmazione culturale e organizzazione di eventi letterari in ambito transfrontaliero. Suoi saggi e recensioni compaiono su riviste italiane e internazionali.












