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1 Luglio 2026I DIARI DEL LIBRAIO ERRANTE
Dal 24 giugno in libreria i diari di Emiliano Cribari
Un atlante dei luoghi perduti, dove simboli e legami invisibili emergono da una scrittura delicata e necessaria.
Tre diari personali e universali uniti dalla voce poetica di Emiliano Cribari. I diari del libraio errante in uscita il 24 giugno per Bottega Errante Edizioni è un libro che attraversa paesi dell’Appennino, piazze vuote, incontri casuali, insonnie, albe e silenzi, trasformando il viaggio in una forma di ascolto del mondo. Un atlante dei luoghi perduti, dove simboli e legami invisibili emergono da una scrittura delicata e necessaria.
Ciò che resta, pagina dopo pagina, è un’attrazione irriducibile per il reale: una scrittura che non nasce per compiacere, ma da una luminosa disperazione. Perché, come scrive Cribari, «un diario si scrive per salvarsi».
Ho bisogno di soffrire, di sudare, di salire come un forsennato e poi di sostare, per ore, appeso a un’inspiegabile contemplazione.
UN’ITALIA DEI MARGINI – Nella scrittura di Emiliano Cribari affiora spesso un’Italia laterale fatta di piccoli paesi, margini geografici e umani, luoghi sottratti alla retorica dell’immagine. Come ci spiega l’autore: «Quando fotografo e scrivo cerco ciò che mi assomiglia e quasi sempre lo trovo sui margini, in bilico, tra le crepe. Scrivo di ciò che si sgretola al soffio del tempo e che dentro al silenzio – la voce del poco – è più facile da trovare. Già nel 1977, Guido Ceronetti diceva che il paesaggio è una beatitudine che non conosceremo più: viviamo tempi ingannevoli, dove i paesi (sempre più vuoti) diventano “borghi” per attrarre turisti e vendere una merce – l’“autentico”, il “tipico” – che non esiste più da un po’. Si mercifica l’eco di ciò che sta marcendo. È proprio là che io vagabondo, ascoltando e scrivendo, con la matita e con la luce».
SAPER GUARDARE – La lentezza, l’erranza e la sosta diventano allora una forma di resistenza poetica e civile. Per Emiliano Cribari: «sono il miglior modo che io so per prendermi cura del mondo. Certe volte percorro anche quaranta o cinquanta chilometri al giorno, a piedi, lungo strade provinciali, dove i camion le auto e le moto mi rombano accanto rompendo ogni incanto. Ma lo sguardo s’attarda sui bordi, dove cresce un filo d’erba che sembra prendersi gioco a suon di poesia della nostra ignoranza, della nostra fretta. Ai lati delle strade, nei fossetti, sul margine dei campi, c’è di tutto… Guido Guidi, fotografo, dice che a saper guardare c’è sempre qualcosa di cui stupirsi. E io, che gli credo, quando guardo i guard-rail, per esempio, mi chiedo camminando chi li ha messi, che storia ha alle spalle… Quindi mi viene da toccarli, accarezzarli, come si fa con un albero o un bambino. Gianni Celati, parlando delle fotografie di Walkers Evans, disse: sono carezze fatte al mondo. Ecco: in un tempo in cui si prendono aerei anche per fare scampagnate dietro casa, credo che camminare sia il modo migliore per fare carezze a un mondo offeso».
L’ATTENZIONE DEL FARE – Camminare, fotografare e scrivere sembrano nascere, nei libri di Emiliano Cribari, dalla stessa forma di attenzione: «Credo che sia proprio la parola “attenzione” a cucire tutto assieme. Ad ogni modo, io mi sento un fotografo che scrive (non quello che immagina, ma quello che vede). C’è una parte del libro, la terza, intitolata non a caso “Polaroid dal silenzio”, in cui viaggiando – più che altro a piedi – nei “miei” luoghi scorticati e muti, guardo e scatto istantanee di parole. Per chi scrive non c’è forse gratificazione migliore che quella di sentirsi dire: mi è sembrato d’esser lì, di vedere. Cos’hanno in comunque poesia e fotografia è che entrambe si fanno con i piedi».Ne I diari del libraio errante, la forma diaristica smette di essere soltanto uno spazio privato e si trasforma in esperienza condivisa, dove la fragilità individuale incontra quella collettiva. «Qualcuno – non ricordo chi – disse che bisognerebbe scrivere come se tutti i nostri cari – i familiari, gli amici – non ci fossero più. Quando Scipio Slataper finì di scrivere Il mio Carso lo dette in lettura a un amico per averne l’opinione; lui gli disse che era splendido ma così personale che se lo avesse pubblicato si sarebbe vergognato per lui. E allora ripenso a Dino Campana, a Emanuel Carnevali, a tutti i poeti che si sono ricuciti le ferite di parole e mi chiedo: si può fare poesia se l’anima non brucia? Si può forse mentire, scrivendosi? Elliott Erwitt disse di fare fotografie per non dover spiegare le cose a parole. Io invece scrivo diari per non dover inventare storie. In questo libro ho provato a cancellare il confine tra diario e poesia».
I diari del libraio errante è un libro sull’ascolto e sull’attenzione, sulla possibilità di abitare ancora il mondo senza consumarlo, sostando nei luoghi e nelle vite che sembrano marginali ma custodiscono ciò che resta essenziale.
Per ulteriori informazioni, interviste con l’autore o copie per recensioni si prega di contattare Erika Milite: ufficio.stampa@
Rassegna stampa

I libri non si vendono ma non tutto è perduto, di Mario Lavia su Tuttolibri, La Stampa, 27 giugno 2026
“I diari del libraio errante”. Intervista all’autore di Nicola di Renzone, Il Filo

EMILIANO CRIBARI Poeta, fotografo, cercatore di luoghi perduti. Ha pubblicato tra gli altri: Sull’Appennino
di Dino Campana (emuse), La cura della pioggia (Ediciclo), Autoritratto della nostalgia (Seipersei) e Blu ricordo
(emuse). Nel 2024 ha vinto la prima edizione del contest indetto dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) intitolato “Narrate, gente, la vostra terra” con un podcast dedicato alla chiesa di Santa Maria del Carmine ai Fossi. Per Bottega Errante Edizioni ha pubblicato Soltanto d’estate (2025).





