Come papaveri rossi

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Fu allora che Ninuzzu scappò dalle mani di sua madre, fattasi di sale. Bella e triste come una Maddalena, guardava ma non vedeva, come fosse stordita per il troppo dolore. «Tenete fermo il picciriddu» gridò una voce di donna, «non fateci vedere suo padre ridotto accussì». Ma non ci fu verso. Che Ninuzzu a graffi e morsi volle salire pure lui sul carro. Abbracciava Duzzo Floramo, mentre Narosalia, lentamente, aveva principiato a ondeggiare, come un ramo di palma quando ci si passa attraverso il vento di scirocco.

Autore: Angelo Floramo
Collana: Camera con vista / 22
Anno: 2021
Formato: 13×20
Pagine: 296
ISBN: 979-12-80219-20-6

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Descrizione

Nel recensire “La veglia di Ljuba” sulle pagine del Venerdì di Repubblica, Corrado Augias aveva scritto che Romanzi come quello di Floramo hanno il gusto di una riscoperta. E in “Come papaveri rossi” Floramo ci conduce ancora una volta alla riscoperta di una storia rimossa dalla coscienza collettiva degli italiani. La narrazione si dilata su tre generazioni, nel tempo e nella geografia, e ha il sapore della lotta e dell’anarchia. È cucita assieme in una lingua sporca, palpitante, selvatica, capace di stupori, rabbie e malinconie, intrisa di una sensualità difficile da contenere. Tra le pagine i paesaggi della Sicilia diventano quelli dell’anima. L’amicizia si interseca con la passione politica, l’amore più puro con quella febbre animale capace di ammalare le pieghe del cuore. Infine approda nel 1926 a Sveto, un villaggio di sassi sloveno diventato italiano per forza alla fine della Grande Guerra. È lì che il ferroviere socialista di Fùrniri metterà radice, mentre sotto le pietre dell’altopiano, in quel Carso così lontano, sta già dischiudendosi il seme di un’altra storia. Dove gli uomini e le donne sono simili ai papaveri. Pronti a innalzare la bandiera rossa della rivolta sull’alito della Primavera. Cadono alle volte. Ma ritornano sempre numerosi, ogni volta che la falce crede di averli tagliati via per sempre.

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