1 Aprile 2026

Karabash finalista al Booker Prize 2026

Siamo orgogliosi e felici di annunciare che “Colei che resta”, il folgorante esordio letterario di René Karabash, è tra i finalisti dell’International Booker Prize 2026. Il prestigioso premio britannico, che celebra ogni anno la migliore narrativa internazionale tradotta in inglese, ha inserito l'opera nella sua shortlist, confermando il valore universale di questo romanzo potente e necessario.
20 Febbraio 2026

Il nostro uomo sul campo

A Zagabria, nella primavera del 2003, Tin sta per compiere trent’anni. Lavora nella redazione di uno dei maggiori settimanali croati. Non è esattamente la vita che immaginava quando era più giovane, quando l’anticonformismo sembrava l’unica posizione possibile. La sua ragazza, Sanja, è un’attrice in ascesa. Il mondo intorno a loro cambia velocemente e promette grandi cose.
9 Febbraio 2026

Un’amore tradito: Sergio Tavčar e l’NBA

Dal 25 febbraio arriva in libreria C’era una volta l’NBA, il nuovo libro di Sergio Tavčar, una delle voci più autorevoli, libere e controcorrente del giornalismo sportivo italiano. Un’opera che intreccia memoria personale, analisi storica e riflessione culturale sulla pallacanestro americana, raccontata da chi l’NBA l’ha amata profondamente e che, col tempo, ha smesso di riconoscerla.
5 Febbraio 2026

Scrivere Sarajevo dopo la catastrofe

Il 4 febbraio 2026 arriva in libreria I buchi neri di Sarajevo di Božidar Stanišić (traduzione di Alice Parmeggiani e Rosalba Molesi, prefazione di Paolo Rumiz), una raccolta di racconti che attraversa la Bosnia degli anni Novanta, prima e dopo lo scoppio della guerra, restituendo il volto umano di un conflitto che ha segnato in modo irreversibile vite, luoghi e memorie.
26 Gennaio 2026

Esodo. Il silenzio di chi resta

Nel complesso mosaico dell’esodo giuliano-dalmata, segnato da fratture, migrazioni forzate, rimozioni e narrazioni contrapposte, "Esodo. Il silenzio di chi resta" inserisce un tassello rimasto a lungo mancante: la storia di chi restò. Uomini e donne che non lasciarono l’Istria ma rimasero in una terra profondamente trasformata, diventando “stranieri in casa propria”.