Memorie della foresta finalista all’ITAS

PAOLO COGNETTI: «La voce di Karakaš ce l’abbiamo nel sangue»

Memorie della foresta di Damir Karakaš (traduzione di Elisa Copetti), pubblicato da Bottega Errante Edizioni, è finalista al prestigioso Premio ITAS assieme a Winter 8000 di Bernadette McDonald (Mulatero editore), Ussita, Monti Sibillini (Ediciclo), Autobiografia della neve di Daniele Zovi (UTET), Mia sconosciuta di Marco Albino Ferrari (Ponte alle Grazie). In totale sono pervenute 110 opere da 45 case editrici. Il vincitore assoluto sarà proclamato nell’ambito del Trento Film Festival in programma dal 30 aprile al 9 maggio 2021.

Enrico Brizzi, presidente di giuria del Premio, dichiara: «La pandemia ha determinato una flessione della produzione editoriale e ridotto i volumi di vendita, eppure abbiamo ricevuto pochi titoli meno rispetto al record dello scorso anno, segno che il settore dell’editoria di montagna resta vivace e affronta meglio di altri l’attuale emergenza. Evidentemente sono tante le persone che stanno sfruttando questa pausa forzata per leggere storie che profumano di libertà, progettare avventure con guide e mappe, o informarsi sulla situazione climatica, uno degli argomenti più gettonati dai saggi in concorso quest’anno»

Memorie della foresta è un romanzo composto da trentatré brevi capitoli che seguono la maturazione del protagonista, un ragazzino con un misterioso problema al cuore, che vive in un villaggio della Lika, nella profonda provincia balcanica. Sono gli anni Settanta e la sua è una famiglia patriarcale e rurale che abita ai margini di una foresta, quasi un luogo magico, abitata dall’orso. È un libro sulla famiglia, con medici costosi e veterinari, che, se necessario, curano anche le persone, sulle credenze e le stregonerie dei villaggi, su vecchi cattivi e misteriose vecchiette, sulla vita dura sui monti. È anche una serie di ambizioni irrealizzate del protagonista: diventare un ufficiale dell’esercito, un giocatore di basket, un body builder, vendere nocciole, sparare a un orso… Tra i membri della famiglia non c’è alcuna gentilezza: le emozioni, naturalmente, esistono, ma non vengono mostrate. In ogni caso, devono essere nascoste, soppresse, ingoiate. Finché non esplodono.

Sul libro di Karakaš, lo scrittore Paolo Cognetti ha detto: «In questi tempi sempre più urbani e tecnologici, c’è un rinascimento di voci che arrivano dalle foreste del mondo, e che ci parlano di torrenti, di capanne, di campi, di cieli e di stagioni. Ce l’abbiamo nel sangue e non potremo mai fare a meno di tutto questo, è la materia di cui è fatta la terra ed è la nostra materia primordiale. Queste voci si chiamano l’una con l’altra come fanno i lupi che vagabondano per le valli e alzando il muso alla luna si cercano, si ascoltano, si riconoscono. La voce di Damir Karakaš ci arriva nitida, è l’ululato di uno di quei lupi dell’Est che dopo aver fatto tanta strada sono tornati sulle Alpi. Ed è la benvenuta.»


Damir Karakaš è nato il 21 novembre 1967 in Lika, una regione montuosa della Croazia nota per i suoi rigidi inverni, i lupi e il famoso inventore Nikola Tesla. Ha scritto cinque romanzi, tre raccolte di racconti, un diario di viaggio e due opere teatrali. Alcuni dei suoi libri sono dei cult per i lettori. I suoi libri sono stati tradotti in tedesco, ceco, macedone, sloveno, italiano, e sono apparsi su alcune delle più importanti riviste letterarie (McSweeney’s Quarterly negli Stati Uniti e Neue Rundschau, in Germania). Ha studiato agraria e giurisprudenza a Zagabria, e poi per cinque anni ha vissuto a Parigi dove ha studiato francese alla Nuova Sorbona e si è guadagnato da vivere suonando la fisarmonica per le strade. In Italia è uscito con Nutrimenti il libro Il posto imperfetto per l’infelicità. Vive a Zagabria.

Il Premio ITAS quest’anno celebra i suoi 50 anni di vita nella 47a edizione. Tra il 2012 e il 2016, il concorso si è infatti svolto ogni due anni, tornando poi nel 2017 alla cadenza annuale in seguito all’elevato numero di autori desiderosi di parteciparvi e all’attenzione crescente da parte del pubblico verso l’editoria di montagna.

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